Project Description

LASCIO IN EREDITÀ ME STESSO ALLA TERRA
FARE MEMORIA TRA VOLONTARIATO E PATRIMONIO CULTURALE

CSV Bergamo – Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo, in corso

Non so come sia successo, che io sia riuscita a dare un ordine a quello che cercavo di esprimere, travolta com’ero dai pensieri e dalle emozioni che affioravano, di getto… e che mi parevano scollegati con la mia esperienza in associazione. Quando ci siamo sedute sui gradini, lì ferme a osservare,  allora mi “si è aperta una finestra”… ho provato commozione e stupore…

Maria Francesca Pasinelli, Presidente Alzheimer Bergamo

In questo momento di difficoltà per le comunità del territorio bergamasco, che hanno vissuto l’emergenza Covid in modo particolarmente drammatico, il progetto vuole valorizzare il ruolo prezioso svolto dalle diverse associazioni di volontariato che operano a Bergamo e provincia, e nel contempo aprire una riflessione sul percorso identitario di ciascuna grazie allo scambio e al confronto con realtà che si occupano dello stesso ambito di intervento.
“Lascio in eredità me stesso alla terra” trae ispirazione da un verso di Walt Whitman (I bequeath myself to the dirt) per sottolineare dimensioni fondamentali del volontariato come il dono di sé, il fare memoria per sostenere il passaggio generazionale, il senso di appartenenza al territorio. Grazie al linguaggio della narrazione, i luoghi d’arte scelti per il progetto diventano così spazi di incontro e di condivisione tra i volontari, occasione per racconti inediti intrecciati alla bellezza della terra bergamasca, opportunità formativa e autoriflessiva,  veicolo per promuovere il benessere e il coinvolgimento attivo della collettività.

Foto di Maria Grazia Panigada (Chiesa di San Tomè, Almenno San Bartolomeo)

Sette gruppi, ognuno formato da volontari appartenenti ad altrettante associazioni e riuniti per area tematica (disabilità, ambiente, sanità e malattia, terza età, intercultura, povertà e fragilità, cultura e diritti), intrecciano i propri vissuti a sette luoghi del patrimonio: la rotonda di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo e la chiesa di San Giorgio ad Almenno San Salvatore, la Basilica di San Martino e il Museo d’Arte Sacra ad Alzano Lombardo, la Cappella Suardi a Trescore Balneario, la Chiesa della Conversione e il Monastero benedettino di San Paolo d’Argon, Palazzo Moroni a Bergamo,  il Parco della Scultura nel giardino del palazzo della Provincia di Bergamo (e altre sculture contemporanee diffuse in diversi luoghi della città), la Chiesa della Resurrezione a Torre de’ Roveri.
Il lavoro con i gruppi ha avuto inizio a settembre 2020 e si protrarrà fino a marzo 2021. L’esperienza sarà poi condivisa con tutto il territorio affinché diventi spazio di riflessione comune.
La pagina del nostro sito dedicata al progetto è dunque un work in progress, costantemente aggiornato e alimentato con immagini e piccoli estratti dai racconti che prenderanno forma nel corso dei prossimi mesi.

Qualche estratto dalle narrazioni

Entro e abituo lo sguardo finché, piano piano, dalla poca luce emergono le forme, i dettagli.
Il mio sguardo non è attratto dalla forza delle colonne, ma dal capitello sovrastante un affresco raffigurante la Madonna con Gesù.
I rami stilizzati sono un intreccio di forme che si rincorrono, senza soluzione e tregua; penso che sono come è stata la mia vita fino ad ora: facevo una cosa e già pensavo a cosa fare dopo.
Sono sempre in movimento, preoccupandomi dei bisogni delle persone che mi sono affidate […]
Mi accorgo che il capitello è composto da simmetrie, un insieme armonioso e gli intrecci trovano un equilibrio, lo stesso che cercavo io, oggi, entrando.
È una vita che corro, sono stanca.
Mi siedo e immagino di dipanare fra le mie mani questi rami, come un nastro continuo.
Ora davanti a me il nastro sciolto compone la forma del cerchio.
Un cerchio che mi avvolge.
E mi sento serena….

Dal racconto di Luisa Locatelli su un capitello della rotonda di San Tomè, XII sec.

Varco la porta del Silenzio.
Il mio sguardo è catturato da un angelo inondato di luce.
Un piede è appena appoggiato allo sfondo verde, l’altro sospeso nel vuoto.
Dà l’idea di poter andare oltre. In luoghi dove non c’è ancora un punto di ancoraggio, un senso di sicurezza, una risposta a quello che vivrai, a quello che sperimenterai. È come sentirsi allo stesso tempo sostenuti e sollevati.
Un angelo che può scendere sulla terra, mescolandosi agli esseri umani, che cosa può portare loro in dono se non la desiderata leggerezza?

Dei familiari che incontriamo in Associazione mi resta impresso il volto, l’espressione dello sguardo, come se dentro i loro occhi ritrovassi un’esperienza che ci accomuna, un frammento di me, la loro commozione e la mia.
La speranza è di sollevarli dal peso, dalle mura della distanza, dal timore di cadere nel silenzio dei rimorsi. Le emozioni talvolta restano nascoste, talvolta si fermano all’altezza del respiro. Saperle accogliere e viverle può aprire a possibilità nuove.

Dal racconto di Maria Francesca Pasinelli su un angelo in stucco della bottega dei Sala, seconda sagrestia della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo, XVII sec.

Alzo gli occhi e uno sguardo mi cattura. Quell’unico angelo che si sporge all’in giù, come se stesse scrutando un punto che non riesce a mettere a fuoco, in cerca di qualcosa. È il suo sguardo a farmi entrare nel Paradiso della cupola, dove mi ritrovo all’improvviso: un universo intero, fatto di tanti sguardi, di tanti piccoli occhi – quelli che ogni volta incontro in corsia.
Mi sono “specializzata in sguardi”: leggere quell’universo è diventata la mia sfida e il mio impegno. Ed è sempre una scoperta nuova.
La parola è un corollario non sempre necessario in questa orchestra di emozioni. Ogni universo ha le sue esigenze e le comunica con infinite modalità. Ma gli sguardi si aprono sul mondo interiore ed emotivo del bambino, dell’adolescente, persino del neonato, e non mentono mai.
“Guardami, io ti cerco” – dicono i loro occhi cercando i miei, e io so che se non avrò timore di guardare la paura e il dolore, loro mi lasceranno entrare…

Dal racconto di Elisebetta Romagialli sugli affreschi della cupola della Chiesa della Conversione, San Paolo d'Argon, XVIII sec.

Se dovessi immedesimarmi in una delle donne, sceglierei la prima: guarderei l’angelo con attenzione e mi avvicinerei di più, spinto dalla curiosità, perché quello che sta dicendo mi capovolge il motivo per cui sono venuto qui.
Ricordo un giorno lontano in cui volevo a tutti i costi aiutare Ugo a salire le scale, perché era paralizzato alle gambe. Lo stavo prendendo in braccio e poco ci mancava che mi prendesse a pugni. Mi disse che se voleva essere aiutato me l’avrebbe chiesto lui, e quindi mi sottopose a quello che per me è stato un vero supplizio: guardarlo risalire le scale lungo la ringhiera, aiutandosi solo con la forza delle braccia. Pensavo che fosse fuori di testa, ma in realtà ero risentito perché aveva frustrato il mio sentimento riparatore.

Ecco, davanti al sepolcro vuoto le tre donne esprimono stupore e delusione, che poi diventa incredulità di fronte all’annuncio dell’angelo. Anche loro, come me, avranno pensato che l’Essere da loro amato era fuori di testa. Io vedevo nel mio amico Ugo un uomo non integro e quindi da aiutare, loro volevano Gesù morto e quindi un corpo da accudire.
Non si cambia convinzione, non si può se prima non si alleggerisce il proprio passo, non si impara a trattenersi e a osservare con occhi nuovi.

Dal racconto di Giuseppe Daminelli sulla Resurrezione di Arcabas (particolare con le tre donne in dialogo con l’angelo), Chiesa della Resurrezione, Torre de’ Roveri, 1993-1994
San Tomè
Foto di Maria Grazia Panigada (Chiesa di San Tomè, Almenno San Bartolomeo)
immagine in evidenza Lascio in eredità me stesso alla terra
Foto di Maria Grazia Panigada (Basilica di San Martino, Alzano Lombardo)
Foto di Simona Bodo
Foto di Simona Bodo (Chiesa della Resurrezione, Torre de’ Roveri)
San Giorgio
Foto di Maria Grazia Panigada (Chiesa di San Giorgio, Almenno San Salvatore)
Foto di Simona Bodo (Basilica di San Martino, Alzano Lombardo)
Foto di Maria Grazia Panigada
Foto di Maria Grazia Panigada (Chiesa della Resurrezione, Torre de’ Roveri)