Project Description

#RACCONTAMIBRERA

Pinacoteca di Brera, Milano, 2013-2014

L’essere presi per mano e condotti attraverso le sale da racconti che sono parte della vita di uomini e donne […] è una via importante per scoprire che il primo bagaglio essenziale per un viaggio dentro al museo non sono tanto le conoscenze disciplinari, ma occhi, mente e cuore aperti.

Emanuela Daffra, storica dell’arte

Al cuore di “#raccontamibrera”, come già era accaduto in “Brera: un’altra storia”, vi è la scelta di utilizzare la narrazione quale strumento chiave per aiutare tutti i visitatori ad accostarsi alle opere in un modo che li coinvolge personalmente. Il progetto ripropone la Pinacoteca e il suo patrimonio quali risorse preziose per ricomporre storie ed elaborare percorsi di identità individuale e collettiva, questa volta arricchendo e valorizzando le professionalità interne: gli addetti ai servizi di accoglienza e vigilanza che abitualmente collaborano con i Servizi Educativi.

#raccontamibrera, Pinacoteca di Brera, Pietà di Giovanni Bellini
Foto d’archivio

Ognuno di loro ha scelto un’opera con cui confrontarsi da un punto di vista non solo storico-artistico (come abitualmente per loro accade), ma anche personale ed emotivo. Il loro sguardo nasce da una frequentazione quasi quotidiana delle sale della Pinacoteca: per questo è stato necessario far precedere alla dimensione storico-artistico dell’opera, di cui sono già esperti, un lavoro mirato alle sensibilità individuali e all’ascolto dei propri vissuti.

I percorsi di visita, condotti dagli stessi narratori, si sono rivolti a tutti i visitatori adulti della Pinacoteca. Post, video e album fotografici nei quali veniva sinteticamente presentato il progetto sono stati programmati per creare aspettativa nel pubblico, invitandolo non solo a vivere l’esperienza della narrazione in Pinacoteca, ma anche a condividere sui social impressioni, emozioni, ricordi suscitati sia dall’opera che dal racconto ascoltato.

“#raccontamibrera” è un progetto curato da Emanuela Daffra e Paola Strada (Servizi Educativi della Pinacoteca) insieme a Silvia Mascheroni, Maria Grazia Panigada e Simona Bodo.

Vedi la scheda di progetto dettagliata in pdf

Guarda il trailer del progetto “#raccontamibrera” (Pinacoteca di Brera; produzione Storyville)

Guarda un estratto della narrazione di Eva Susner sulla Pietà di Giovanni Bellini (Pinacoteca di Brera; produzione Storyville)

Guarda un estratto della narrazione di Rosi Gradante sul Polittico di Cagli di Niccolò di Liberatore e Pietro Mazzaforte (Pinacoteca di Brera; produzione Storyville)

Guarda un estratto della narrazione di Emanuela Rita Spinelli sulla Natività della Vergine di Gaudenzio Ferrari (Pinacoteca di Brera; produzione Storyville)

 

Guarda un estratto della narrazione di Silvia Mausoli sul Ritratto di Andrea Doria in veste di Nettuno di Agnolo Bronzino (Pinacoteca di Brera; produzione Storyville)

Guarda un estratto della narrazione di Ivana Santarsiere sull’Odalisca di Francesco Hayez (Pinacoteca di Brera; produzione Storyville)

 

Qualche estratto dalle narrazioni

Siamo qui. Sono qui.
In piedi, diritta, di fronte a queste tre persone, grandi come me, in misura reale.
Ci separa un parapetto, giusto lo spazio di una balaustra, la distanza di sicurezza.

Le posso guardare bene, benissimo, posso contare ogni capello che Giovanni Bellini ha dipinto all’apostolo Giovanni, qui a destra; se voglio, posso distinguere le pennellate – piccole – che tirano la tempera, e che riempiono questo braccio, questa pelle di muscoli, di tendini, di ossa, di vene, di sangue. Sangue che risale con una goccia verso il gomito, sangue che pesa nelle vene, nella mano.
Posso vedere il paesaggio, che non corrisponde minimamente a quello che Giovanni Bellini vive nella sua Venezia, che non ha i suoi suoni, né i suoi colori, e non è neanche quello di Padova, non è quelle colline. Forse il cielo…

Però il mio sguardo finisce sempre, inevitabilmente lì, dove i due profili si accostano, dove i due volti si avvicinano. E non c’è più paesaggio, non c’è più Giovanni, non c’è più distanza, c’è solo una madre che cerca, che ascolta.

Dalla narrazione di Eva Susner sulla Pietà di Giovanni Bellini, 1460 c.
Vi chiedo uno sforzo. Immaginate questo spazio vuoto, colmo solo di luce, oro e questo prato.
Per i pittori del tardogotico dipingere un prato su cui poggiano i piedi dei santi significa rappresentare il paradiso terrestre.
Anche per Niccolò è così.
È un prato dal profumo d’oltralpe, creato con fitti, sapienti colpi di pennello. Ma più che i fili d’erba e i fiori, è la luce la vera protagonista. I verdi chiari in primo piano scuriscono sempre più mentre ci si addentra nel profondo. Ecco la profondità, la prospettiva.

Anch’io ho un prato, un giardino. Circonda quasi tutta la mia casa. Ho scelto la mia casa perché aveva un giardino. Un giardino immaginario poiché all’inizio non c’era nulla… solo terra.
Sono andata lontano dalla mia famiglia per averlo. La casa è piccola. Ho dovuto liberarmi di molti oggetti, ho dovuto fare spazio, ho dovuto fare il vuoto.

Dalla narrazione di Rosi Gradante sul Polittico di Cagli di Niccolò di Liberatore detto l’Alunno e Pietro Mazzaforte, 1461

Passo tutti i giorni in queste sale, tanto che a volte i quadri della Pinacoteca non li vedo più…
Tranne uno, lui lo noto sempre. Lo avverto, lo sento e lo guardo tutte le volte. […] Passo e lo guardo, come a verificare che sia tutto a posto, che nulla si sia mosso, e lo guardo perché… in qualche modo sono attratta da questa immagine, dominata interamente dal corpo, nudo, di un uomo forte, muscoloso e virile. […] Vedo un uomo del mare.

Ma se i miei occhi tornano sulle mani colgo in questi gesti, in queste dita, una crepa, una frattura rispetto a quello che ho sempre visto e notato degli uomini di mare: le movenze, così delicate, aggraziate, quasi femminee, poco si addicono alla forma della mano; così come le unghie, così linde e ben curate, e la pelle, che sembra avere più familiarità con le creme idratanti che con la ruvida e impietosa materia delle cime di corda.

Io le ho viste le mani dei marinai o, come si dice a Gaeta, degli “imbarcati”. Mani di zii, di vicini di casa – forti, dure, callose – mani che si muovono senza incertezze. Mani intente a preparare la festa di Ferragosto della Madonna di Porto Salvo, la protettrice dei marinai. La festa più bella nei miei ricordi di bambina, forse perché i ricordi di quando eravamo piccoli sono sempre più belli, o forse perché quello era l’ultimo anno in cui tutta la famiglia era riunita.

Dalla narrazione di Silvia Mausoli sul Ritratto di Andrea Doria in veste di Nettuno di Agnolo Bronzino, 1545

Si lascia guardare Carolina, timidamente ma con fiducia; Francesco, senza vezzi e senza orpelli, mira all’essenza della sua bellezza: un aspetto semplice e accogliente, un’espressione inafferrabile e malinconica.

Ci si lascia guardare da chi si ama, con fiducia e lieve imbarazzo. Sul prato, in un parco, gioco anch’io a farmi guardare: raccolgo i capelli e mi sistemo in testa il lenzuolo su cui sono seduta, il resto con naturalezza quasi femminile viene da sé: lo passo intorno a un braccio e lo reggo stretto intorno alla vita, l’altra mano quasi d’istinto copre il seno. La timidezza fa il resto: inclino la testa, distolgo lo sguardo e taccio.

Dalla narrazione di Ivana Santarsiere sull'Odalisca di Francesco Hayez, 18391545
#raccontamibrera_narrazione su Airone manifattura Meissen
Foto di Maria Grazia Panigada
Foto di Maria Grazia Panigada
#raccontamibrera, narrazione su Testa di bambina di Medardo Rosso
Foto di Maria Grazia Panigada
#raccontamibrera, narrazione su Odalisca di Hayez
Foto di Maria Grazia Panigada

PARTNER DI PROGETTO

Storyville